Bhutan: il paese che assorbe più CO₂ di quanta ne produce
Foreste protette dalla Costituzione, idroelettrico esportato in India, turismo a tariffa fissa e un indice di felicità usato davvero per governare.
Di Federico Pesce · dati verificati su fonti pubbliche (World Bank, ONU, annuari nazionali)
Il Bhutan è un regno himalayano di circa 38.000 chilometri quadrati e meno di 800.000 abitanti, incastrato tra Cina e India. È anche uno dei pochissimi Stati al mondo considerati carbon negative: le sue foreste assorbono ogni anno una quantità di anidride carbonica largamente superiore alle emissioni nazionali, che restano modeste per l'assenza di industria pesante e per un mix elettrico quasi interamente idroelettrico.
Non è un caso fortuito. La Costituzione del 2008 impone che almeno il 60% del territorio resti coperto da foresta in perpetuo, e la copertura effettiva è oggi ben superiore a quella soglia, intorno al 70%. Oltre metà del paese ricade in parchi nazionali, riserve e corridoi biologici che collegano le aree protette tra loro.
Una scala altimetrica estrema in poche decine di chilometri
La geografia del Bhutan si legge in verticale. Nel sud, le pianure subtropicali del Duars stanno intorno ai 150-200 metri sul livello del mare; risalendo verso nord, in meno di 150 chilometri in linea d'aria, si arriva alle cime del Grande Himalaya che superano i 7.000 metri. Il Gangkhar Puensum, 7.570 metri, è considerato la montagna più alta al mondo mai scalata: dal 1994 l'alpinismo sopra i 6.000 metri è vietato per motivi religiosi.
Questo salto altimetrico produce una biodiversità sproporzionata rispetto alla superficie: nello stesso paese convivono foreste pluviali con elefanti e tigri del Bengala nelle valli meridionali e habitat d'alta quota con leopardi delle nevi e yak. Le tigri sono state fotografate da fototrappole a quote insolitamente elevate, oltre i 4.000 metri.
L'idroelettrico come politica economica
I fiumi che scendono dall'Himalaya danno al Bhutan una risorsa idroelettrica enorme rispetto ai suoi consumi. Il paese produce molta più elettricità di quanta ne usi e ne esporta la parte eccedente all'India: le vendite di energia rappresentano da anni una delle principali voci di entrata dello Stato, insieme al turismo.
Il modello ha però un punto debole: la produzione è stagionale. Nei mesi invernali, quando la portata dei fiumi cala, il Bhutan può trovarsi a importare energia dall'India, e la dipendenza da un unico acquirente rende i conti pubblici sensibili agli accordi bilaterali. Per questo il governo ha iniziato a diversificare con progetti solari ed eolici di piccola scala.
Perché conta per il clima globale
L'elettricità esportata verso l'India sostituisce in parte generazione a carbone: l'effetto climatico del Bhutan quindi non si esaurisce dentro i suoi confini. È un caso raro in cui un paese piccolissimo ha un impatto misurabile sulle emissioni di un vicino enormemente più grande.
Turismo ad alto valore e basso volume
Il Bhutan ha aperto al turismo internazionale solo nel 1974 e non ha mai adottato un modello di massa. La formula ufficiale è 'high value, low volume': i visitatori stranieri, con l'eccezione dei cittadini indiani, bangladesi e maldiviani che seguono regole diverse, pagano una Sustainable Development Fee giornaliera destinata a sanità, istruzione e conservazione.
La tariffa è stata portata a 200 dollari a notte nel 2022 e poi dimezzata a 100 dollari nel 2023 dopo il crollo degli arrivi post-pandemia, con validità pluriennale della misura. Resta comunque una delle barriere d'ingresso più alte al mondo, ed è deliberata: serve a evitare l'impatto ambientale e culturale del turismo di volume su valli fragili.
- Il monastero di Taktsang, il 'Nido della Tigre', è aggrappato a una parete a circa 3.100 metri sopra la valle di Paro.
- L'aeroporto internazionale di Paro è circondato da montagne e vi possono atterrare solo piloti con abilitazione specifica.
- La televisione e internet sono stati legalizzati nel 1999, tra gli ultimi paesi al mondo.
La Felicità Interna Lorda non è uno slogan
Il concetto di Gross National Happiness fu formulato negli anni Settanta dal quarto re, Jigme Singye Wangchuck, e da allora è stato tradotto in uno strumento amministrativo concreto: un indice costruito su nove domini — tra cui salute, istruzione, uso del tempo, diversità culturale, resilienza ecologica e buon governo — misurato con indagini nazionali su campioni di migliaia di famiglie.
Le nuove politiche pubbliche vengono valutate con uno screening che ne stima l'effetto su questi domini. Il sistema è stato criticato per la sua opacità metodologica e per non aver impedito episodi problematici della storia recente del paese, tra cui l'esodo negli anni Novanta di decine di migliaia di bhutanesi di origine nepalese, molti dei quali vissero per anni nei campi profughi in Nepal.
Una monarchia che ha imposto la democrazia dall'alto
Nel 2006 il quarto re abdicò volontariamente a favore del figlio e nel 2008 il Bhutan tenne le sue prime elezioni parlamentari, passando a una monarchia costituzionale. È uno dei rarissimi casi in cui la transizione democratica è stata promossa dal sovrano contro la resistenza di una parte dell'opinione pubblica, affezionata alla monarchia assoluta.
Oggi il paese ha un parlamento bicamerale, alternanze di governo reali e una stampa nazionale ancora giovane. La sfida principale non è politica ma economica: l'emigrazione di giovani qualificati verso l'Australia e altri paesi anglofoni è diventata un tema centrale del dibattito pubblico bhutanese.
In conclusione
Il Bhutan interessa perché mette alla prova un'ipotesi: si può gestire lo sviluppo mettendo esplicitamente dei limiti — al turismo, al disboscamento, alla crescita del PIL come unico indicatore. I risultati ambientali sono documentati e notevoli; quelli sociali ed economici sono più contrastati, e il paese lo ammette nei propri rapporti ufficiali.
Se ti interessano gli Stati senza sbocco sul mare e le conseguenze di quella condizione, l'articolo sui paesi senza sbocco sul mare affronta il tema in modo sistematico. I dati sintetici del regno sono nella scheda del Bhutan.
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