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Confini · 4 aprile 2026 · 5 min di lettura

I paesi senza sbocco sul mare

Quarantaquattro Stati sovrani non toccano nessun oceano: ecco come cambiano economia, trasporti e identità nazionale.

I paesi senza sbocco sul mare
Foto di Nathan Anderson su Unsplash
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Su 193 Stati membri delle Nazioni Unite, 44 non hanno accesso diretto a un oceano. Sono i cosiddetti paesi landlocked, un termine inglese diventato lo standard anche nella letteratura geografica italiana. La condizione non è distribuita a caso: si concentra in tre grandi fasce, l'Europa centro-orientale, l'Asia centrale e l'Africa subsahariana, dove interi blocchi di confini disegnati nell'Ottocento e nel Novecento hanno lasciato alcuni Stati completamente circondati da terra.

Non avere un porto non è solo un dettaglio cartografico. Secondo le stime della Banca Mondiale, i costi di trasporto di un paese senza sbocco sul mare possono essere anche il 50% più alti rispetto a un paese costiero comparabile, perché ogni container deve attraversare almeno un confine internazionale supplementare prima di raggiungere l'acqua. Eppure alcuni di questi Stati, come la Svizzera o l'Austria, figurano tra i più ricchi al mondo: la geografia pone vincoli, ma non decide da sola i destini economici.

Quanti sono e dove si trovano

La lista dei 44 paesi senza sbocco sul mare comprende Stati enormi come il Kazakistan, con oltre 2,7 milioni di km², e micro-Stati come il Liechtenstein, grande appena 160 km². Non esiste quindi una relazione diretta tra dimensione del territorio e assenza di litorale: la condizione dipende esclusivamente dalla posizione rispetto alle coste, non dall'estensione.

  • Europa: Austria, Svizzera, Liechtenstein, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bielorussia, Moldavia, Macedonia del Nord, Serbia, San Marino, Vaticano, Andorra, Lussemburgo, Kosovo
  • Asia centrale: Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Tagikistan, Mongolia, Afghanistan
  • Asia meridionale e Caucaso: Nepal, Bhutan, Armenia, Azerbaigian
  • Africa: Ciad, Niger, Mali, Burkina Faso, Etiopia, Sud Sudan, Uganda, Ruanda, Burundi, Zambia, Zimbabwe, Malawi, Botswana, Lesotho, Swaziland (Eswatini), Repubblica Centrafricana
  • America Latina: Bolivia, Paraguay

I doppiamente senza sbocco sul mare

Un caso ancora più estremo riguarda i paesi doubly landlocked: Stati circondati esclusivamente da altri paesi anch'essi privi di litorale, per cui raggiungere il mare richiede l'attraversamento di almeno due confini internazionali. Al mondo ne esistono soltanto due.

Il Liechtenstein, incastrato tra Svizzera e Austria, è il più piccolo dei due e anche il più antico esempio di questa doppia condizione, dato che le sue frontiere non sono cambiate sostanzialmente dal Settecento. L'Uzbekistan, in Asia centrale, è invece l'unico Stato doppiamente landlocked a estensione medio-grande, con oltre 447.000 km² e circa 35 milioni di abitanti.

Perché è così raro

Perché un paese sia doppiamente senza sbocco sul mare serve un'unica condizione geometrica: essere completamente circondato da Stati che sono a loro volta privi di litorale. Bastano pochi chilometri di confine con un paese costiero per far perdere questo status, ed è per questo che la lista è così corta nonostante 44 Stati siano in totale senza accesso all'oceano.

Il prezzo economico della lontananza dal mare

La ricerca economica sui paesi landlocked, a partire dagli studi dell'economista Paul Collier sulle cosiddette "trappole dello sviluppo", individua nell'assenza di litorale uno dei fattori che più frequentemente si associa a crescita rallentata, soprattutto quando il paese confina con vicini politicamente instabili o infrastrutturalmente arretrati. Non è un destino, ma un moltiplicatore di rischio.

In Africa l'effetto è particolarmente visibile: 16 dei 54 Stati del continente sono senza sbocco sul mare, e diversi di essi dipendono da corridoi ferroviari o autostradali che attraversano paesi vicini spesso soggetti a instabilità politica. Il trasporto delle merci dello Zambia verso il porto di Dar es Salaam in Tanzania, ad esempio, percorre oltre 1.860 km di ferrovia Tazara, costruita negli anni Settanta proprio per bypassare la Rhodesia dell'epoca dell'apartheid.

Le eccezioni: quando l'assenza di mare non frena la ricchezza

Alcuni paesi senza sbocco sul mare smentiscono clamorosamente la regola della povertà geografica. La Svizzera ha un PIL pro capite fra i più alti al mondo, superiore a 90.000 dollari, grazie a un'economia basata su servizi finanziari, farmaceutica e manifattura di precisione che non dipende dal trasporto marittimo di massa. L'Austria segue un modello simile, integrato nella rete ferroviaria e autostradale mitteleuropea.

  • Svizzera — PIL pro capite fra i più alti al mondo, oltre 90.000 dollari
  • Liechtenstein — reddito pro capite fra i primi al mondo grazie a industria e servizi finanziari
  • Austria — economia diversificata integrata nella rete infrastrutturale europea
  • Lussemburgo — centro finanziario internazionale nonostante l'assenza di litorale
  • Botswana — una delle economie africane più stabili, trainata dai diamanti
  • Kazakistan — ricchezze petrolifere e minerarie esportate tramite oleodotti transnazionali

Il diritto internazionale e l'accesso al mare

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS, 1982) riconosce ai paesi senza litorale il diritto di transito attraverso il territorio degli Stati costieri vicini per raggiungere il mare e utilizzarne le risorse, incluso l'accesso ai porti. Si tratta di un principio importante ma la cui applicazione pratica dipende sempre da accordi bilaterali specifici, spesso oggetto di negoziati lunghi e complessi.

La Bolivia rappresenta il caso più noto di contenzioso: perse il proprio litorale sul Pacifico nella Guerra del Pacifico contro il Cile (1879-1884) e da allora rivendica un accesso al mare, portando la disputa fino alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia, che nel 2018 ha stabilito che il Cile non ha un obbligo giuridico di negoziare un accesso sovrano. La questione resta uno dei temi identitari più sentiti della politica boliviana.

In conclusione

Essere un paese senza sbocco sul mare non è una condanna né un dettaglio irrilevante: è una variabile strutturale che ogni Stato deve gestire con strumenti diversi, dalle infrastrutture ferroviarie condivise ai trattati di libero transito. Il confronto tra la prosperità svizzera e le difficoltà logistiche di molti paesi africani senza litorale mostra quanto contino le istituzioni e i rapporti con i vicini, più della sola posizione sulla carta.

Per capire meglio come i confini abbiano plasmato la geografia politica contemporanea, vale la pena leggere anche l'articolo sui confini più strani del mondo, che racconta altri casi in cui la storia ha lasciato tracce durature sulle mappe.

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