Mongolia: il paese sovrano con la densità più bassa del mondo
Steppe, dzud, una capitale che concentra metà della popolazione e una pastorizia nomade che sta cambiando sotto la pressione del clima e delle miniere.
Di Federico Pesce · dati verificati su fonti pubbliche (World Bank, ONU, annuari nazionali)
Con circa 1,56 milioni di chilometri quadrati e poco più di 3,5 milioni di abitanti, la Mongolia è lo Stato sovrano con la densità di popolazione più bassa al mondo: circa due persone per chilometro quadrato. Non è un dato aneddotico: descrive un paese in cui l'insediamento umano è storicamente mobile, perché la steppa produce foraggio in modo troppo irregolare per sostenere agricoltura stanziale su larga scala.
Metà del paese, però, oggi vive in un'unica città. Ulaanbaatar ha superato il milione e mezzo di abitanti e continua a crescere, alimentata dall'arrivo di famiglie di pastori che hanno perso il gregge. È forse la trasformazione sociale più rapida dell'Asia centrale contemporanea.
Steppa, Gobi e montagne
La Mongolia si divide in grandi fasce: a nord e a ovest le catene dell'Altaj e del Khangai, con vette che superano i 4.000 metri e ghiacciai residui; al centro la steppa erbosa, il paesaggio classico dell'allevamento nomade; a sud il Gobi, che non è un deserto di sabbia ma in larga parte una steppa arida di ghiaia e roccia.
L'altitudine media del paese supera i 1.500 metri e la posizione continentale, lontanissima da qualsiasi mare, produce escursioni termiche estreme. Ulaanbaatar, con una temperatura media annua intorno a −1 °C, è considerata la capitale nazionale più fredda del mondo: d'inverno si scende regolarmente sotto i −30 °C, d'estate si superano i 30 °C.
Il dzud, un disastro tipicamente mongolo
Il dzud è un inverno in cui il bestiame non riesce ad alimentarsi: la neve troppo alta, o una crosta di ghiaccio formata dal disgelo seguito dal gelo, rende inaccessibile l'erba secca. Spesso è preceduto da un'estate siccitosa che ha impedito agli animali di accumulare riserve.
Gli eventi più gravi degli ultimi decenni hanno ucciso milioni di capi. Nel dzud del 2009-2010 morì una quota molto rilevante del bestiame nazionale, e ogni episodio del genere produce un'ondata di migrazione verso la capitale, perché una famiglia che perde il gregge perde insieme reddito, cibo e capitale.
Ulaanbaatar: crescita rapida e aria irrespirabile
La città si è espansa soprattutto attraverso i ger district, quartieri periferici dove le famiglie piantano la tenda tradizionale o costruiscono piccole case su lotti spesso privi di allacciamento a teleriscaldamento e fognature. Per scaldarsi si brucia carbone grezzo o legna in stufe domestiche.
Il risultato è uno dei peggiori problemi di inquinamento invernale dell'Asia: nelle giornate più critiche le concentrazioni di particolato fine misurate a Ulaanbaatar hanno superato di molte volte i limiti raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità. Il governo ha vietato dal 2019 il carbone grezzo in città sostituendolo con bricchetti raffinati, con miglioramenti parziali e nuovi problemi di sicurezza legati alle intossicazioni da monossido.
Rame, carbone e la 'malattia olandese'
L'economia mongola dipende in misura crescente dalle risorse minerarie. Oyu Tolgoi, nel Gobi meridionale, è uno dei più grandi giacimenti di rame e oro al mondo; la sua espansione sotterranea, entrata in produzione nel 2023, è destinata a renderlo tra i primi produttori di rame del pianeta. Il carbone di Tavan Tolgoi alimenta invece l'export verso la Cina.
La quasi totalità delle esportazioni mongole è diretta in Cina, e questa concentrazione espone il paese a shock esterni: quando i valichi di frontiera si chiusero durante la pandemia, il commercio estero crollò in poche settimane. Il dibattito interno sul 'terzo vicino' — costruire rapporti economici con partner diversi da Cina e Russia — nasce esattamente da qui.
- Il paese è senza sbocco al mare e confina solo con Russia e Cina.
- Il cavallo di Przewalski, unico cavallo selvatico mai domesticato, è stato reintrodotto in Mongolia a partire dagli anni Novanta dopo l'estinzione in natura.
- L'alfabeto cirillico è in uso dagli anni Quaranta; la scrittura tradizionale mongola verticale è oggetto di un piano di reintroduzione negli atti ufficiali.
Nomadismo: quanto ne resta davvero
La pastorizia mobile riguarda ancora una quota significativa della popolazione e il patrimonio zootecnico nazionale ha superato i 60 milioni di capi tra pecore, capre, bovini, cavalli e cammelli. La composizione del gregge però è cambiata: la domanda mondiale di cashmere ha spinto ad aumentare le capre, che brucano l'erba più a fondo delle pecore e accelerano il degrado dei pascoli.
Molte famiglie oggi praticano un nomadismo parziale: si spostano meno volte all'anno, usano camion invece dei carri, tengono i figli in collegio in città e seguono le previsioni meteo sul telefono. È un adattamento, non una scomparsa, ma il margine di errore si è ridotto perché i pascoli sono più fragili e gli inverni più imprevedibili.
In conclusione
La Mongolia è il posto migliore per capire cosa significhi davvero 'bassa densità': non spazi vuoti per scelta estetica, ma un ecosistema che sostiene poche persone per chilometro quadrato e un'economia che oggi oscilla tra pastorizia millenaria e miniere globali.
Trovi i dati sintetici nella scheda della Mongolia; per il quadro generale degli Stati senza accesso al mare c'è l'articolo sui paesi senza sbocco sul mare.
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