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Isole · 1 luglio 2026 · 5 min di lettura

Le isole disabitate più curiose del pianeta

Dall'isola dei serpenti brasiliana a quella infestata dalle bambole in Messico: i pezzi di terra emersa senza abitanti stabili più sorprendenti del mondo.

Le isole disabitate più curiose del pianeta
Foto di Tom Winckels su Unsplash
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La stragrande maggioranza delle isole del pianeta non ha alcun abitante stabile: si stima che, contando ogni isolotto emerso di dimensione rilevabile, oltre il 95% delle isole del mondo sia priva di popolazione residente. Alcune sono semplicemente troppo piccole o troppo remote per sostenere una comunità umana, altre sono disabitate per scelta, a causa di pericoli naturali o restrizioni legali.

Fra le migliaia di isole disabitate, alcune si sono guadagnate una fama particolare grazie a caratteristiche fuori dal comune: concentrazioni record di fauna pericolosa, distanze estreme da qualsiasi altra terraferma, storie legate a esperimenti nucleari o semplicemente un'atmosfera che ha ispirato leggende locali. Questo articolo raccoglie le più curiose, spiegando cosa le rende uniche.

L'isola più pericolosa del mondo: Ilha da Queimada Grande

Al largo della costa di San Paolo, in Brasile, si trova un'isola di appena 43 ettari che la marina brasiliana vieta di visitare senza autorizzazione speciale e senza la presenza di personale medico a bordo. Ilha da Queimada Grande, conosciuta come l'isola dei serpenti, ospita una popolazione di giararaca dorata (Bothrops insularis), un serpente velenoso endemico che si stima abbia una densità compresa fra uno e cinque esemplari per metro quadrato nelle zone più affollate.

L'isolamento genetico ha reso il veleno di questa specie fino a cinque volte più potente di quello dei serpenti della terraferma, un adattamento evolutivo legato all'assenza di prede terrestri di grossa taglia: il serpente deve immobilizzare rapidamente gli uccelli migratori di cui si nutre prima che possano volare via. L'ultimo faro dell'isola fu automatizzato nel 1989 proprio perché il personale rifiutava di continuare a vivere lì.

Le isole più remote del pianeta

Alcune isole disabitate detengono il primato di essere le terre emerse più isolate dal resto del mondo. L'isola di Bouvet, territorio norvegese nell'Atlantico meridionale, si trova a circa 1.700 km dalla terraferma abitata più vicina ed è quasi interamente coperta da un ghiacciaio; fu dichiarata disabitata in modo permanente nonostante diversi tentativi di stazioni di ricerca temporanee nel corso del Novecento.

L'isola di Clipperton, atollo corallino nel Pacifico orientale amministrato dalla Francia, si trova a oltre 1.000 km dalla costa messicana più vicina. Fu abitata da una piccola colonia messicana all'inizio del Novecento, ma un episodio drammatico avvenuto fra il 1914 e il 1917, quando l'isolamento causò la morte di quasi tutti gli uomini della colonia e portò a un conflitto interno fra i sopravvissuti, la rese disabitata in modo permanente da allora.

  • Bouvet (Norvegia) — circa 1.700 km dalla terra abitata più vicina, coperta al 93% da ghiacciai
  • Clipperton (Francia) — atollo a oltre 1.000 km dal Messico, disabitato dal 1917
  • Tristan da Cunha (dipendenze disabitate) — l'arcipelago principale è abitato ma le isole minori vicine, come Inaccessible e Nightingale, non lo sono mai state stabilmente
  • Isola di Pasqua minori — isolotti come Motu Nui, a poche centinaia di metri dall'isola principale, disabitati e legati al culto dell'uomo-uccello
  • Rockall — scoglio conteso da Regno Unito e Irlanda nell'Atlantico settentrionale, largo appena 25 metri

Isole disabitate per motivi legali o storici

Non tutte le isole sono disabitate per ragioni geografiche: alcune lo sono per decisione politica o per contaminazione. L'atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, fu evacuato nel 1946 in vista di una serie di test nucleari statunitensi, 23 test condotti fra il 1946 e il 1958; ancora oggi i livelli di radiazione residua nel suolo rendono l'isola non sicura per un ripopolamento permanente, nonostante diversi tentativi di rimpatrio parziale della popolazione originaria negli anni Settanta poi sospesi.

L'isola giapponese di Hashima, conosciuta come Gunkanjima o "isola nave da battaglia", ospitò fino al 1974 una delle densità abitative più alte mai registrate al mondo grazie a un'intensa attività mineraria di carbone: oltre 5.000 persone vivevano su appena 6,3 ettari di superficie. La chiusura della miniera portò all'abbandono totale in pochi mesi, lasciando gli edifici residenziali intatti come li vediamo oggi, diventati un'attrazione turistica controllata dopo essere apparsi in un film della saga di James Bond.

L'isola delle bambole, Messico

Nei canali di Xochimilco, vicino a Città del Messico, si trova Isla de las Muñecas, un'isola disabitata dove centinaia di bambole logore sono appese agli alberi da decenni. Secondo la tradizione locale, un eremita chiamato Julián Santana Barrera iniziò ad appenderle a partire dagli anni Cinquanta per placare lo spirito di una bambina annegata nei canali, continuando fino alla propria morte nel 2001; l'isola è oggi visitabile solo in barca ed è diventata meta di un turismo legato al macabro.

Isole disabitate ma non prive di vita

Molte isole senza presenza umana stabile ospitano invece colonie animali di enorme importanza scientifica. L'isola di Redonda, dipendenza di Antigua e Barbuda, priva di abitanti dal 1929 dopo la chiusura di una miniera di fosfati, è stata oggetto negli ultimi anni di un ambizioso progetto di ripristino ecologico che ha eliminato capre e ratti introdotti, permettendo il recupero di popolazioni di iguane e uccelli marini endemici.

Anche numerosi isolotti dell'arcipelago delle Galápagos restano disabitati per legge, in quanto l'intero arcipelago è un parco nazionale dell'Ecuador istituito nel 1959 e patrimonio dell'umanità UNESCO dal 1978, con un accesso umano rigidamente regolato per proteggere una biodiversità unica al mondo che ha ispirato direttamente le osservazioni di Charles Darwin.

In conclusione

Le isole disabitate raccontano storie molto diverse fra loro: c'è chi resta senza abitanti per un pericolo naturale insormontabile, chi per un disastro storico irreversibile, chi per scelta di conservazione ambientale. Insieme formano un catalogo di geografia estrema che ricorda quanto il pianeta custodisca ancora angoli quasi del tutto sottratti alla presenza umana.

Chi vuole continuare a esplorare i territori più estremi del pianeta può proseguire con l'articolo sui paesi più piccoli del mondo, un altro capitolo dedicato a superfici minime cariche di storie sorprendenti, oppure con quello sulle città più remote del mondo.

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